{"id":1198,"date":"2020-05-13T22:32:27","date_gmt":"2020-05-13T22:32:27","guid":{"rendered":"http:\/\/accoglienza.conservatorioangeli.it\/?page_id=1198"},"modified":"2020-07-14T14:32:48","modified_gmt":"2020-07-14T14:32:48","slug":"la-nostra-storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/accoglienza.conservatorioangeli.it\/index.php\/la-nostra-storia\/","title":{"rendered":"LA NOSTRA STORIA"},"content":{"rendered":"<div id=\"pl-1198\"  class=\"panel-layout\" ><div id=\"pg-1198-0\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-1198-0-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1198-0-0-0\" class=\"so-panel widget widget_skewed-title-widget panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"0\" ><div\n\t\t\t\n\t\t\tclass=\"so-widget-skewed-title-widget so-widget-skewed-title-widget-base\"\n\t\t\t\n\t\t><div class=\"skewed-title-bar\">\n    <div class=\"container\">\n        <h4 style=\"background:; color:;\">\n            <span>LA NOSTRA STORIA<\/span>\n        <\/h4>\n    <\/div>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-1198-1\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-1198-1-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-1198-1-0-0\" class=\"so-panel widget widget_black-studio-tinymce widget_black_studio_tinymce panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"1\" ><h3 class=\"widget-title\">La nostra storia<\/h3><div class=\"textwidget\"><p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">\u201cIl Monastero di Santa Maria degli Angiolini di via Laura, o via della Colonna, ebbe principio nella sua fondazione da sei buone donne [\u2026] che fino dell\u2019anno 1507 si ritrovavano in questa citt\u00e0 di Firenze, quali deliberando, unite insieme, di volere servire a Dio [\u2026]\u201d<br \/>\n(Libro di Memorie del Monastero)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">La Fondazione Conservatorio Santa Maria degli Angeli \u00e8 oggi uno dei pochi antichi Conservatori rimasti in terra Toscana successivamente alla soppressione dei Conservatori nel 1808.<br \/>\nEsso si estende nel centro storico della Citt\u00e0 Metropolitana di Firenze, in uno spazio compreso tra Via della Colonna, Via della Pergola, Borgo Pinti e Via Giusti, \u201cuna zona illustre\u201d per la presenza delle abitazioni di celebri artisti tra i quali Benvenuto Cellini, maestro del Manierismo italiano e Jacopo da Pontormo, anche lui esponente del primo Manierismo cinquecentesco e allievo di Andrea del Sarto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">La prima pietra di edificazione risale al XVI secolo, quando, nel 1507 sei donne fiorentine comprarono da un lanaiolo, certo Dionisio di Clemente, una casa posta in via Laura di Pinti per dedicarsi a pratiche religiose e caritatevoli, sotto la guida del canonico Marco Strozzi, adottando la regola delle Terziarie Domenicane, grazie ai privilegi ottenuti prima da papa Giulio II, confermati qualche anno pi\u00f9 tardi da papa Leone X, Giuseppe Richa, gesuita, scrittore italiano e profondo conoscitore della storia della chiese fiorentine, elenca i loro nomi: Domenica di Clemente Checchi di Castelfranco, Ginevra e Maria di Andrea di Berna da Santa Maria Impruneta, Lisabetta di Andrea Pollandi da Sesto, Taddea d\u2019Ippolito Valenti di Firenze e Lucrezia di Leonardo di Piero di Firenze.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">Il fabbricato fu trasformato in epoca successiva in un monastero di clausura domenicano, chiamato \u201cSanta Maria degli Angioli a Pinti\u201d o anche \u201cSanta Maria degli Angiolini\u201d (talvolta, era anche detto di San Giovacchino o San Michele Arcangelo): cos\u00ec lo chiamava anche il vulgo nel XVI secolo, intendendo il monastero domenicano, cui \u00e8 annessa anche la chiesa, per distinguerlo dagli altri due monasteri vicini, quello camaldolese in Via degli Alfani e l\u2019altro cistercense di Borgo Pinti.<br \/>\nL\u2019intero edificio del monastero, dallo schema regolare, con giardino interno centrale a forma quadrangolare, fu edificato grazie ai lasciti ereditari di alcune famiglie nobili fiorentine, tra cui si ricordano Albizi, Buonaccorsi, Gianfigliazzi, Giugni, Ridolfi, Tedaldi e Tegliacci; di pi\u00f9, esso ingloba, nella parte del convento adibito poi a sagrestia, una casa appartenuta al signore di Firenze Lorenzo de\u2019 Medici (1449-1492).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">Il complesso si svilupp\u00f2 in maniera progressiva nel corso del 1500: vi fu l\u2019aggregazione, alla compagine edificatoria iniziale, di altri edifici, degli \u201corti\u201d e la successiva costruzione della Chiesa di Santa Maria degli Angiolini, consacrata nel 1571. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">Per raggiungere gli orti e i nuovi edifici, non accedendo dalla strada e in ossequio alle regole clausurali, vennero successivamente costruiti sottopassi e passaggi sopraelevati, tipici della Firenze medioevale e moderna. Degno di nota \u00e8 un cavalcavia coperto, tuttora esistente, che collega Via Laura a Via della Colonna, che fu costruito nel 1617 su concessione di Ferdinando II de' Medici.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">Dopo ulteriori ampliamenti architettonici avvenuti nel seicento e vari interventi di ristrutturazione e decorativi nel 1785, al convento venne tolta la clausura e fu trasformato, con motu proprio, in \u201cConservatorio per l\u2019istruzione delle fanciulle di distinte famiglie\u201d da Pietro Leopoldo I d\u2019Asburgo Lorena, Granduca di Toscana, e venne affidato alle monache Oblate di San Domenico. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">Tra i molti interventi, si ricordano sia le grandi pale d'altare dipinte sia i pregevoli stucchi barocchi della chiesa, opere queste eseguite dai maggiori maestri fiorentini dell'epoca; tra cui si segnala l\u2019affresco intitolato l\u2019\u201dUltima cena\u201d (1631), situato all'interno del refettorio del monastero, mirevole opera del pittore Matteo Rosselli (1578-1650), caposcuola fiorentino e maestro dell\u2019austero stile della Controriforma.<br \/>\nNel corso dei secoli le monache hanno svolto un importante ruolo \u201cimprenditoriale\u201d: con la vendita di lavori di ricamo ad uso liturgico (paramenti sacri) su tessuti preziosi, riuscirono a finanziare l\u2019acquisto di parte degli edifici utilizzati per ampliare il complesso monastico ed a provvedere al miglioramento complessivo della Chiesa di Santa Maria degli Angiolini, rendendola adorna di dipinti, reliquiari, fioriere e candelieri di pregio, testimonianza diretta del florido artigianato fiorentino.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">A seguito del processo di unificazione italiana, con il Regio Decreto n. 1941 datato 6 Ottobre 1867, il Conservatorio fu sottomesso alla potest\u00e0 del Ministero della Pubblica Istruzione; solo nel 1900 fu concessa l\u2019apertura di una scuola pubblica e si dovr\u00e0 aspettare il maggio del 1925, perch\u00e9 venisse trasformata in Istituto Magistrale, completando l\u2019attivit\u00e0 didattico-educativa con l\u2019apertura di quattro scuole: materna, elementare, media inferiore e media superiore.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">Tra il 1996 e il 2006 il complesso degli Angiolini \u00e8 stato oggetto di un\u2019importantissima opera di restauro e di recupero alle migliori condizioni conservative del proprio patrimonio artistico. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">In particolare, gli interventi hanno riguardato la chiesa, l\u2019organo a canne, il cosiddetto \u201ccoro delle monache\u201d e la famosa \u201csala della duchessa\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">La lunga e laboriosa opera di restauro \u00e8 stata promossa dalla Soprintendenza per i beni architettonici e per il patrimonio storico-artistico di Firenze, dall'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, dallo Studio Art Centers International (S.A.C.I.), dalla Bowling Green State University dell\u2019Ohio e dalla IMAF (International Music and Art Foundation).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">Nel 2006 il Conservatorio si \u00e8 trasformato in una Fondazione-Conservatorio, che ha come scopo quello di perseguire le funzioni sociali della cultura, dell\u2019istruzione e dell\u2019accoglienza, tenendo sempre presente l\u2019ispirazione cristiano-cattolica delle origini.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">Ancora oggi la Fondazione Conservatorio Santa Maria degli Angeli persegue la sua opera educativa nell'istituzione scolastica paritaria, costituita dalla Scuola dell\u2019Infanzia, dalla Primaria, dalla Secondaria di primo grado e dal Liceo Classico Europeo.<br \/>\nAttualmente, i locali del monastero ospitano un convitto per studentesse universitarie, religiose, pellegrine e sportive, e per famiglie provenienti da tutto il mondo, nella sua funzione di \u201ccasa per ferie\u201d. La struttura \u00e8 sede di numerosi eventi e attivit\u00e0 culturali, volti alla valorizzazione del suo patrimonio storico-artistico.<br \/>\nAll\u2019interno della struttura vive ancora oggi una piccola famiglia religiosa costituita dalle monache dell\u2019ordine \u201cSalesiane Oblate del Sacro Cuore\u201d, succedute alle religiose della \u201cCongregazione delle Suore di Santa Marta\u201d.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">Prof. Simone Fagioli<br \/>\nProfessore di Storia e Filosofia, perito d\u2019arte ed esperto di antichit\u00e0 ed oggetti d\u2019arte <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">Bibliografia <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\"><span style=\"font-size: 20px; color: #808080;\">AA.VV., Santa Maria degli Angiolini a Firenze. Dieci anni di restauri=Ten years of restoration, Firenze, EDIFIR, 2006.<br \/>\nConservatorio di Santa Maria degli Angiolini: restauro del coro delle monache e della sala della duchessa, a cura di F. Spadoni, P. Bongiovanni, M. Parma, s.l., s. n., 2006.<br \/>\nM. Busia, Il barocco torna alla luce, articolo su Il Firenze, 22 novembre 2006, p. 41.<br \/>\nP. Bargellini, E. Guarnieri, Le strade di Firenze, 4 voll., Firenze, Bonechi, 1977-1978.<br \/>\nG. Richa, Notizie istoriche delle chiese fiorentine divise ne' suoi quartieri opera di Giuseppe Richa della Compagnia di Ges\u00f9 accademico fiorentino, e socio Colombario, 10 voll., Firenze, Viviani, 1754-1762.<\/span><\/p>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl Monastero di Santa Maria degli Angiolini di via Laura, o via della Colonna, ebbe principio nella sua fondazione da sei buone donne [\u2026] che fino dell\u2019anno 1507 si ritrovavano in questa citt\u00e0 di Firenze, quali deliberando, unite insieme, di volere servire a Dio [\u2026]\u201d (Libro di Memorie del Monastero) La Fondazione Conservatorio Santa Maria degli Angeli \u00e8 oggi uno dei pochi antichi Conservatori rimasti in terra Toscana successivamente alla soppressione dei Conservatori nel 1808. Esso si estende nel centro storico della Citt\u00e0 Metropolitana di Firenze, in uno spazio compreso tra Via della Colonna, Via della Pergola, Borgo Pinti e Via Giusti, \u201cuna zona illustre\u201d per la presenza delle abitazioni di celebri artisti tra i quali Benvenuto Cellini, maestro del Manierismo italiano e Jacopo da Pontormo, anche lui esponente del primo Manierismo cinquecentesco e allievo di Andrea del Sarto. La prima pietra di edificazione risale al XVI secolo, quando, nel 1507 sei donne fiorentine comprarono da un lanaiolo, certo Dionisio di Clemente, una casa posta in via Laura di Pinti per dedicarsi a pratiche religiose e caritatevoli, sotto la guida del canonico Marco Strozzi, adottando la regola delle Terziarie Domenicane, grazie ai privilegi ottenuti prima da papa Giulio II, confermati qualche anno pi\u00f9 tardi da papa Leone X, Giuseppe Richa, gesuita, scrittore italiano e profondo conoscitore della storia della chiese fiorentine, elenca i loro nomi: Domenica di Clemente Checchi di Castelfranco, Ginevra e Maria di Andrea di Berna da Santa Maria Impruneta, Lisabetta di Andrea Pollandi da Sesto, Taddea d\u2019Ippolito Valenti di Firenze e Lucrezia di Leonardo di Piero di Firenze. Il fabbricato fu trasformato in epoca successiva in un monastero di clausura domenicano, chiamato \u201cSanta Maria degli Angioli a Pinti\u201d o anche \u201cSanta Maria degli Angiolini\u201d (talvolta, era anche detto di San Giovacchino o San Michele Arcangelo): cos\u00ec lo chiamava anche il vulgo nel XVI secolo, intendendo il monastero domenicano, cui \u00e8 annessa anche la chiesa, per distinguerlo dagli altri due monasteri vicini, quello camaldolese in Via degli Alfani e l\u2019altro cistercense di Borgo Pinti. L\u2019intero edificio del monastero, dallo schema regolare, con giardino interno centrale a forma quadrangolare, fu edificato grazie ai lasciti ereditari di alcune famiglie nobili fiorentine, tra cui si ricordano Albizi, Buonaccorsi, Gianfigliazzi, Giugni, Ridolfi, Tedaldi e Tegliacci; di pi\u00f9, esso ingloba, nella parte del convento adibito poi a sagrestia, una casa appartenuta al signore di Firenze Lorenzo de\u2019 Medici (1449-1492). Il complesso si svilupp\u00f2 in maniera progressiva nel corso del 1500: vi fu l\u2019aggregazione, alla compagine edificatoria iniziale, di altri edifici, degli \u201corti\u201d e la successiva costruzione della Chiesa di Santa Maria degli Angiolini, consacrata nel 1571. Per raggiungere gli orti e i nuovi edifici, non accedendo dalla strada e in ossequio alle regole clausurali, vennero successivamente costruiti sottopassi e passaggi sopraelevati, tipici della Firenze medioevale e moderna. Degno di nota \u00e8 un cavalcavia coperto, tuttora esistente, che collega Via Laura a Via della Colonna, che fu costruito nel 1617 su concessione di Ferdinando II de&#8217; Medici. 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